Non solo mele in Appennino

Non solo mele in Appennino

Non solo mele in Appennino

Non solo mele in Appennino

L’agricoltura è agonizzante, se non morta… parliamo dell’Appennino Bolognese. Negli ultimi 8 anni un ulteriore 50% di aziende ha chiuso i battenti… un po’ tutti sono d’accordo sulle cause che proveremo poi ad analizzare… Gli allevamenti bovini in alcune zone azzerati totalmente da almeno 20 anni (Monteacuto Ragazza da 1000 a zero,  Prada / Tavernola da 800 /1000  a zero, l’intero comune di Grizzana da oltre 4000 a meno di 100! Altrettanto per ovini, caprini, suini, per fare qualche esempio).
Le più comuni coltivazioni rimaste: il grano, pur se vendibile, non fa reddito (il costo ormai supera il ricavo); il fieno ormai invendibile anche perchè infetto dallo sterco, dal rugamento e dal calpestio degli ungulati… Dappertutto vediamo balloni a marcire…
Nessuna soluzione viene dalle associazioni agricole… ma molti ormai concordano che, e qualcuno timidamente ci prova, esisterebbero coltivazioni da reddito (che andremo a indicare), ma è stato individuato da tutti  l’ostacolo principale, individuato nella situazione disastrosa provocata dalla presenza della FAUNA SELVATICA: cinghiali, caprioli, cervi, lupi, istrice, corvidi… ( tutti introdotti artificialmente e forse illegalmente..) che ha dato per davvero il COLPO DI GRAZIA all’intera AGRICOLTURA…!!!
Grande entusiasmo  ha creato il progetto MELAROSAROMANA: oltre 150 piccoli coltivatori hanno dato l’adesione alla iniziativa messa in campo per salvare le piante ormai rarissime rimaste e per fare nuovi impianti con  tecniche  ormai supercollaudate in tutto il mondo (innesti su ceppi nanizzanti M9, M26, M111… che entrano in produzione subito con alte rese)

Notizie dalle valli del Reno del 23 febbraio 2017

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